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Dopo il NO del 110 ora mi chiedono 10 mila euro per mettere in regola la mia vecchia casa? #adessonewsitalia

10 mila euro: tanto costerà mediamente a famiglia fare i lavori dia adeguamento per rispettare la nuova direttiva europea sulle case green. Chi si oppone alla misura, non a caso, l’ha ribattezzata tassa green o patrimoniale sulle vecchie case.

Dopo il NO del 110 ora mi chiedono 10 mila euro per mettere in regola la mia vecchia casa?

A stimare la cifra di 10 mila euro a casa come media, non siamo stati noi di InvestireOggi ma il  presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. Le dichiarazioni, riportate in prima battuta da Libero, hanno messo in allerta molti proprietari di casa. Tra questi anche la signora Assunta, che ci scrive da Roma con un tono tra il deluso e l’arrabbiato.

“Ho perso due anni dietro al sogno di ristrutturare casa con il 110. Abbiamo girato diverse imprese e ci siamo illusi tante volte. Tutto sommato devo ritenermi fortunata, se mi guardo intorno, perché da noi le pratiche dei lavori non sono mai partite.

Almeno ora non mi ritrovo più indebitata di prima e con le impalcature sulla facciata come altri miei conoscenti. Adesso però una nuova brutta notizia che sa di beffa per chi, come me, avrebbe voluto ristrutturare. L’Europa ci chiede requisiti per essere in regola con le emissioni della casa. Praticamente una tassa green su chi non può permettersi i lavori. E ho letto su internet che non sono affatto maniche larghe: mettere in regola casa costerà in media 10 mila euro. Io sono veramente senza parole: mala tempora currunt”.

Perché l’Europa non dovrebbe imporci la tassa sulla casa green: tre motivi

Per chi non avesse seguito per niente quello che sta succedendo, riassumiamo un po’.

La direttiva europea sulle case green fa parte del pacchetto Fit for 55, che si pone come obiettivo la neutralità climatica entro il 2050. Ora qualche dato più specifico sull’immobiliare che ci permette di capire perché il piano green si focalizza proprio sulle case:

  • a oggi in Europa gli edifici determinano il 40% del consumo di energia e il 36% delle emissioni. Nella stessa ottica con la quale si calendarizzano le domeniche ecologiche, quindi, bisognerebbe stando a questo progetto, ridurre l’impatto climatico delle abitazioni;
  • nello specifico dell’Italia ben il 60% degli edifici si colloca tra la classe F e la G.

Le criticità evidenziate da Spaziani Testa

Il secondo step però è chiedersi se veramente esista un modo per mettere in regola la situazione e, se si, a quale costo. Spaziani Testa ha messo in evidenza almeno tre criticità per il nostro patrimonio immobiliare:

  1. l’Italia è piena di centri storici e borghi in cui sarebbe impensabile adeguare le richieste green sulle case senza deturpare il tesoro artistico e culturale;
  2. il numero di immobili: un’imposizione di questo tipo costringerebbe la quasi totalità degli italiani a sostenere spese di adeguamento green. Sarebbe quindi difficile gestire tutto e il primo effetto sarebbe verosimilmente la svalutazione degli immobili. Già chi comprerebbe una casa al prezzo di mercato se sa che da lì a pochi anni dovrà spendere fino a 10 mila euro per metterla in regola?
  3. Il terzo effetto riguarda gli affitti perché il rischio concreto è che i proprietari scarichino questi costi sugli inquilini.

Tutto questo se l’Europa non valuti de intraprendere la strada dei bonus invece di quella della cd tassa green obbligatoria. Da ultimo va detto, senza nulla togliere all’esigenza di rendere le case a basso consumo, che la priorità in Italia, soprattutto in alcune zone, resta quella di garantire maggiore stabilità anti sismica.

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